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Come prepararsi all’uso massivo nella società dell’intelligenza artificiale

“Un computer meriterebbe di essere definito intelligente se potesse ingannare un umano facendogli credere di essere umano” (A. Turing, 1912-1954).

La tecnologia ha fatto passi da gigante e con essa il progresso della società in cui viviamo e di conseguenza il benessere delle comunità più evolute. Ci sono ancora vaste aree geografiche nel mondo arretrate a livelli assurdi per volontà dei politici di queste nazioni che trascurano la necessità di far migliorare le condizioni di vita dei loro concittadini a livelli solo accettabili. Il divario tra la fascia ricchissima e quella molto povera è talmente grande che si fa fatica ad accettare questa negligenza. Ma questa è un’altra storia molto triste, è vero, parla di disuguaglianze economiche, sociali e sulla quale prometto un approfondimento in futuro.

Il progresso con le nuove scoperte ha rivoluzionato il modo di vivere dell’essere umano e questo è sotto gli occhi di tutti, l’accelerazione con la quale l’innovazione tecnologica sta rivoluzionando il nostro modo di vivere. Pensiamo solo ai progressi nel campo dei trasporti: aerei, automobili sempre più veloci e sicuri, con ogni comodità desiderabile.

Non parliamo del miglioramento delle condizioni di salute generali grazie all’evoluzione di tecniche operatorie, diagnostiche e alle medicine e anche passando alle fonti di produzione dell’energia, l’efficientamento di questa e alla riduzionE delle emissioni in ambiente. Anche qui ci sono grandi disomogeneità e incoerenze in diverse aree geografiche del mondo.

In questo momento però vorrei concentrarmi sull’intelligenza artificiale e sui progressi che rapidamente sta apportando nei diversi campi di applicazione. Stiamo sentendo molto parlare di chat GPT, “Generative Pre-Trained Transformer”, una chatbot ad apprendimento automatico, specializzato nella conversazione con utente umano.

Al di là degli aspetti e delle implicazioni legate ai rischi sulla privacy degli utenti (in Italia il garante per la privacy ha bloccato l’utilizzo dell’applicazione per i rischi legati all’acquisizione di dati sensibili degli utenti senza le necessarie autorizzazioni degli stessi interessati), ritengo lo strumento utile in svariati settori. Permette un supporto in campo lavorativo e negli studi formidabile per la sua enorme potenzialità di apprendimento e grazie a questa sua caratteristica peculiare potrebbe aiutare l’uomo a detenere, gestire, selezionare, immagazzinare milioni di informazioni pronte all’uso in qualsiasi area. Mi viene in mente nel mio ambiente lavorativo, quello aziendale/industriale, la lesson learned, il trasferimento generazionale di conoscenze, l’on boarding, il passaggio di consegne, ma anche policy, indirizzi gestionali/manageriali e mission da trasferire, senza il rischio di interpretazioni fallaci.

Sono dell’avviso che lo strumento informatico e tecnologico debba essere sempre strumento nelle mani dell’uomo, che lo controlla e lo indirizza laddove serva.

Le visioni apocalittiche di macchine intelligenti che soppianteranno l’uomo nel governo del mondo una volta che queste avranno “appreso” tutte le conoscenze possibili, siano fantascienza pura e l’uomo resterà sempre “la Mente” che guida e costruisce il percorso e il campo di applicazioni di questi mezzi, il Deus ex Machina.

L’innovazione se da un lato ha fatto incrementare e di molto il benessere della collettività e lo farà sempre di più, dall’altro ha portato alcune conseguenze negative come la perdita di molti posti di lavoro. In molti temono la perdita se non addirittura la scomparsa di molti lavori che un potenziale così elevato in termini di apprendimento, raccolta, immagazzinamento di dati e conseguente messa a disposizione provocherebbe. Ricordiamo, è la storia che ce lo insegna, agli inizi del XX secolo, proteste e scioperi accesi e vibranti erano stati messi in atto contro le nuove macchine tessili ree di rubare il lavoro agli addetti alla filatura a mano.

Potrei quindi affermare “Niente di nuovo oggi da questo punto di vista”.

È vero l’intelligenza artificiale “ruberà” tanti posti di lavoro tra pochi anni: la traduzione di testi, l’analisi di dati, le operazioni in borsa, i lavori di amministrazione e segreteria, l’archivistica, tutti quei lavori dove la raccolta e l’analisi di dati può esser svolta in maniera più efficiente ed efficace da un elaboratore di dati in grado di analizzare e immagazzinare milioni e milioni di informazioni e soprattuto renderli disponibili  in frazioni di secondo.

La mente umana non può assolutamente reggere il confronto.

E allora cosa fare?

Rendere questo strumento un alleato dell’uomo per velocizzare, snellire e aiutare nelle mansioni dove oggi siamo lenti, generiamo diversi errori e le liste d’attesa per ricevere una risposta sono lunghissime.

Mi viene da pensare alle code che si generano a causa della burocrazia dove un impiegato deve cercare in un archivio cartaceo o elettronico un’informazione per ore anche a volte per giorni e a volte desistere perchè il documento è andato perso. Immaginate se l’uomo potesse essere coadiuvato da un’intelligenza artificiale per reperire il dato cercato in pochi secondi passando al setaccio miliardi di dati.

L’intelligenza artificiale è in continuo apprendimento e sta all’uomo far si che questa venga programmata per servire l’uomo nel miglior modo possibile.

Visioni distopiche di un mondo governato dall’intelligenza artificiale non le vedo realistiche e realizzabili, in quanto dietro a una macchina artificiale c’è sempre l’uomo che progetta l’algoritmo.

Sarà sempre l’uomo il giudice ultimo delle sorti di ogni macchina che verrà creata con un codice preciso per eseguire dei compiti.

In caso contrario potremo sempre staccare la spina.

Buona lettura

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