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Cosa mangiamo

Il cibo che mangi può essere o la più sana e potente forma di medicina o la più lenta forma di veleno”. (A. Wigmore, 1909-1994)

 

Alimentarsi, nutrirsi, sostentarsi, vivere.

E l’azione più naturale al mondo, perchè esigenza primaria del nostro organismo, il quale senza sostentamento deperirebbe e morirebbe. I nostri progenitori erano cacciatori-raccoglitori e quindi dediti a procacciare il cibo per alimentarsi e fare lo stesso per i loro figli. Reperivano gli alimenti e i frutti necessari esistenti in natura, grazie alla esperienza, alla memoria e le abilità acquisite e così com’erano o dopo lavorazione ne assumevano le sostanze nutritive. Senza questa pratica il genere umano si sarebbe estinto così come tutte le creature in natura.

Mangiare è vivere.

Il problema oggi è che una pratica così naturale sta diventando qualcosa di artificiale, malfatto, addirittura malsano se non addirittura nocivo, al limite estremo mortale a lungo andare, in quanto insieme al cibo ingeriamo sostanze chimiche di ogni genere dannose al nostro organismo e questo senza che ne possiamo essere consapevoli. A un certo punto della nostra vita, probabilmente avvelenati da questa ingestione costante di veleni chimici, il nostro organismo non in grado di espellerlo, reagisce a questa contaminazione con malattie a volte mortali come i tumori. La medicina purtroppo ancora non ha trovato la chiave per capire come e perchè il nostro corpo improvvisamente inizi a generare cellule cancerogene e quale sia il legame con l’ingestione, e l’inalazione di diversi tipi di sostanze nocive all’organismo; sta di fatto che è così e inizia questa lunga battaglia contro il male.

Ogni giorno sentiamo dai media messaggi degli esperti che dobbiamo alimentarci bene, evitando alcuni cibi, non eccedendo in altri.

Ma la domanda che mi pongo oggi è, cosa c’è di veramente sano da poter mangiare?

Una patata, una carota, un pomodoro, ma anche una coscia di pollo, un pesce, un uovo dovrebbero essere elementi naturali, integri, esistenti in natura e quindi non artefatti, modificati, drogati, rivestiti da film sottili di sostanze chimiche ch se da una parte proteggono l’alimento dagli attacchi dei parassiti, dall’altro lato è che quelle sostanze le ingeriamo insieme al frutto o alla verdura. In buona sostanza gli alimenti subiscono processi industriali per poterli far arrivare sani fino al consumatore finale, venendo irrorati, iniettati, bombardati di conservanti (sostanze chimiche che per osmosi entrano nei tessuti vegetali o  animali) e che poi al momento di ingerirli e digerirli da parte dell’essere umano vengono rilasciati nel nostro organismo con conseguenze solo in piccola parte prevedibili. Le sostanze chimiche dannose all’organismo avvelenano i nostri tessuti con quantità piccole ma significative con il trascorrere del tempo.

Dov’è dunque il frutto della terra, del lavoro sapiente di agricoltori che curano le piante fino a far arrivare l’alimento al corretto stato di maturazione e degli allevatori che allevano gli animali fino a portarli al momento della loro macellazione (per quanto questo possa essere una pratica triste per gli animali) avendoli nutriti con alimenti sani e controllati.

Ho negli occhi le immagini delle vasche presenti nei fiordi norvegesi per l’allevamento dei salmoni, dove questi sono stipati in centinaia di migliaia senza quasi la possibilità di muoversi e che vengono attaccati da parassiti, virus e batteri per le condizioni di vita e il cattivo stato di pulizia delle vasche. Pesci che si sbranano da soli, che vengono colpiti dai pidocchi e che hanno ulcerazioni su tutto il corpo a causa di queste condizioni. La mortalità dei pesci d’allevamento è altissima e sono certo che molti di questi morti, finiscono nei banchi dei supermercati. Per fornirgli la colorazione adeguata vengono gettati in acqua dei pigmenti per fornire ai pesci la colorazione adeguata, quella che piace vedere al consumatore nel banco del supermercato e che fornisce l’idea di un pesce sano. Per mantenere questi lager per pesci a uno stato accettabile si inondano le vasche in mare con antibiotici per combattere ogni sorta di parassiti e questo ha il duplice effetto catastrofico di distruggere l’ecosistema marino e rendere i pesci praticamente delle farmacie ambulanti pronti a trasportare queste sostanze chimiche nei nostri organismi una volta mangiati.

Per non parlare degli allevamenti intensivi di pollame, di bovini, di ovini e di maiali, animali stipati in spazi angusti e sporchi, quasi senza la possibilità di movimento e circondati da ogni sorta di parassiti, roditori, portatori di malattie nocive per l’animale e l’uomo. Non voglio neanche immaginare come vengano alimentate queste povere bestie, pastoni immondi di infima qualità, addizionati con medicinali e antibiotici atti a farli resistere il tempo necessario per la loro macellazione.

Non è secondario il livello di stress cui sono sottoposti questi animali che vivono una via di privazioni e di stenti, senza mai vedere o raramente la luce del sole.

Questo se rimaniamo al campo della materia prima, non ancora lavorata e quindi commestibile senza ulteriori trasformazioni da parte dell’uomo se non la cucinazione. Se andiamo oltre vedremo altre storture, nella preparazione industriale di ogni tipo di cibo dalla semplice pasta, ai formaggi, ai salumi che per il semplice beneficio della produzione di massa trascura le elementari regole di qualità di un prodotto che verrà mangiato dall’uomo, senza alcuno scrupolo di addizionare sostanze chimiche al solo scopo di mantenere gli alimenti ad uno stato commestibile per più giorni possibile.

Ultimo ma non per ultimo ma è mai possibile che devo mangiare frutta e verdura che proviene se va bene in termini chilomentrici dalla Spagna o dal Nord Africa, in estrema ratio dal Sud Africa o dall’Australia? Siamo forse impazziti a dover sottoporre degli alimenti naturali a un viaggio di centinaia di chilometri se va bene ma se va malissimo a  migliaia e migliaia di chilometri! Solo il consumo di carburante e l’immissione in atmosfera di tonnellate di CO2 per muovere una nave e spostare questi alimenti per giorni e giorni sul mare è una follia, se poi pensiamo agli shock termici, caldo/freddo per più cicli da quando vengono colti dagli alberi a uno stato di maturazione ancora inadeguato, messi in cassetta, trasportati in porto, caricati nei container che spero siano refrigerati, risbarcati, portati nei mercati e finalmente dopo settimane di questa odissea raggiungono le tavole dei conusmatori finali. Cosa arriva nei nostri piatti alla fine di questo lungo viaggio, un frutto molto probabilmente privato delle sostanze nutritive e vitaminiche con forse ormai un po’ di fibbre. E non sto considerando tutte le sostanze chimiche che sono state irrorate sulla buccia.

Mi domando se in Italia manchino frutta e verdura stagionali da dover essere costretti a importarle da altri paesi? Se poi è proprio necessario mangiare frutta fuori stagione, va bene, acquistiamo la merce che ha fatto migliaia e migliaia di chilometri per arrivare fin da noi ma a quel punto chiediamoci cosa andremo a mangiare, se veramente quell’alimento serve a espletare la sua funzione basilare nell’apportare il giusto quantitativo di apporto calorico e vitaminico.

Quando decideremo di fermarci in questa corsa all’avvelenamento dei nostri cibi, dei nostri organismi e del nostro pianeta?

 

Nota a margine del testo:

In questo lavoro i dati, i contenuti e le affermazioni citati sono stati raccolti da testi studiati oppure catturati da siti internet attendibili e verificati. Tutti i riferimenti sono citati in bibliografa e sitografia e puntualmente a piè di pagina dove citati. Mi scuso fin da subito per qualsiasi errore e imprecisione nei riferimenti, nei dati, citazioni, affermazioni e descrizioni, se gli errori abbiano in qualche modo urtato la sensibilità del lettore, anche semplicemente per onore di verità. Mi rendo da subito disponibile a effettuare tutte le correzioni necessarie, ponendo in evidenza le inesattezze riportate. Sappiate che la buona fede dello scrivente è garantita

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