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Fake news

“Sul tema delle notizie manipolate può […] sorgere un equivoco che è opportuno evitare, giacché potrebbe evocare il rischio della tentazione di un controllo sulle libere espressioni di stampa. Le fake news – notizie contraffatte – sono, normalmente, il prodotto di azioni malevole, abitualmente anonime, concertate allo scopo di ingannare la pubblica opinione, contando sull’effetto moltiplicatore del web e sulla assenza di sanzioni che caratterizza un mondo privo di responsabilità definibili. La pretesa di un “non luogo”, come è stato chiamato, dove ci si può permettere di propalare presunti fatti, falsati o inesistenti, senza alcuna sanzione. Esattamente l’opposto dell’informazione professionale che prevede anche sistemi di sanzioni puntuali sia degli organi preposti alla deontologia professionale, che da parte della magistratura. I due fenomeni non vanno quindi in alcun modo confusi”. (Sergio Mattarella)

Voglio proporvi qui di seguito il brano dello storico Marc Bloch (storiografo francese, 1786-1844) sulle false notizie nella storia e trovare in quanto afferma lo studioso una disarmante attualità con quanto sta accadendo nel secolo in corso e quel fenomeno dilagante delle fake news o per usare un’espressione tipica italiana ,“bufale”. Niente di nuovo quindi, le false notizie sono sempre esistite, ma vorrei solo riflettere insieme a voi su quanto questo elemento si sia espanso a disminura nella nostra societa’ con la diffusione di internet e i canali social. E’ difficile poter navigare nel mare insidioso delle notizie false e soprattutto trovare la rotta verso quelle giuste, vere, genuine o almeno veritiere. Non abbiamo una bussola per orientarci ma solo la nostra sensibilita’ e la capacita’ di saper discernere tra una notizia buona e una falsa. Dobbiamo avere la capacita’ di scegliere le letture e i canali piu’ autentici e avere sempre chiara in mente la domanda chiave da porci quando leggiamo qualsiasi cosa:”Quello che sto leggendo e’ vero?” A voi la riflessione…

“L’opera critica per lo storico non è tutto. Per lui l’errore non è soltanto un corpo estraneo che egli si sforza di eliminare con tutta la precisione dei suoi strumenti; lo considera anche come un oggetto di studio su cui si china quando cerca di comprendere la concatenazione delle azioni umane. Falsi racconti hanno sollevato le folle. Le false notizie, in tutta la molteplicità delle loro forme – semplici dicerie, imposture, leggende –, hanno riempito la vita dell’umanità. Come nascono? Da quali elementi traggono la loro sostanza? Come si propagano, amplificandosi a misura che passano di bocca in bocca, o da uno scritto all’altro? Nessuna domanda più di queste merita d’appassionare chiunque ami riflettere sulla storia.

Ma su di esse la storia non ci dà lumi sufficienti. I nostri antenati non si ponevano questo genere di problemi; essi rifiutavano l’errore, una volta riconosciutolo come tale; non s’interessavano al suo sviluppo. […] Lo storico che cerca di capire la genesi e lo sviluppo delle false notizie […] mediterà […] di rivolgersi ai laboratori degli psicologi. Gli esperimenti ivi correntemente condotti sulle testimonianze basteranno a fornirgli quel sapere che l’erudizione gli nega? Io non lo credo, e ciò per varie  ragioni.Consideriamo ad esempio […] la simulazione di un attentato organizzata dal criminologo Liszt. nel suo seminario, a Berlino. Gli studenti che avevano assistito a questo piccolo scena dramma, e che l’avevano preso sul serio, furono interrogati, alcuni la sera stessa, altri una settimana, altri ancora cinque settimane dopo il fatto. A partire dall’ultimo interrogatorio non gli fu più nascosta la verità: seppero esattamente ciò che era avvenuto […] e che quanto era successo era solo uno scherzo. Così la falsa notizia fu bloccata, posso per così dire, in fase di crescita. Lo stesso avviene per altre prove di questo tipo; l’intervallo di tempo che, in ognuna di esse, separa il momento in cui i «soggetti» osservano da quello in cui si raccolgono le loro deposizioni, probabilmente varia a seconda dei casi, ma resta sempre dello stesso ordine di grandezza. D’altronde il numero di persone coinvolte nell’inchiesta si limita generalmente a una cerchia assai ristretta. Di più: solitamente si prendono in considerazione soltanto i testimoni diretti; chiunque non abbia visto di persona non compare; vengono esclusi i testimoni indiretti, che parlano per sentito dire; ma senza questi ultimi, nella vita reale, cosa ne sarebbe quella che un tempo si chiamava la «pubblica voce»? Negli esperimenti degli psicologi, la falsa notizia non arriva mai a quella magnifica pienezza che può raggiungere solo con una lunga durata, passando attraverso una infinità di bocche. Soprattutto, a queste creazioni di laboratorio manca quello che è forse l’elemento essenziale delle false notizie della storia. Queste probabilmente nascono spesso da osservazioni individuali inesatte, o da testimonianze imprecise, ma questo accidente originario non è tutto; in realtà, da solo non spiega niente. L’errore si propaga, si amplia, vive infine a una sola condizione: trovare nella società in cui si diffonde un terreno di coltura favorevole. In esso gli uomini esprimono inconsapevolmente i propri pregiudizi, gli odi, le paure, tutte le proprie forti emozioni. […] solo grandi stati d’animo collettivi hanno il potere di trasformare in leggenda una cattiva percezione. […] Si crede facilmente a ciò cui si ha il bisogno di credere”.

Vi invito a leggere un testo contemporaneo che trovate qui di seguito in bibliografia per continuare a comprendere quanto siamo subissati da notizie false in ogni settore ad opera di tutti, dai politici intervistati nei talk show ai semplici internauti comodamente seduti alle loro postazioni internet o semplicemente maneggiando il loro smartphone.

Buona lettura.

Bibliografia:

  • Brano tratto da Marc Bloch, “Riflessioni di uno storico sulle false notizie della guerra”, in “La guerra e le false notizie”, Donzelli, Roma, 2004, pp.80-96,
  • Cottarelli, “Pachidermi e pappagalli”, Universale Economica Feltrinelli, 2019, Orio Litta (LO).
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