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Lo spreco dei cervelli

L’Italia non è accogliente in generale per i giovani e non è accogliente per i ricercatori. Se non ci sono posti per fare ricerca, è chiaro che i giovani vanno all’estero. Dovremmo dunque puntare a far diventare l’Italia accogliente, per esempio, con impieghi a tempo indeterminato in numero congruo, perché non si può innaffiare un campo soltanto una volta al mese” (il premio Nobel G. Parisi , 1948 – )

 

In un sistema altamente imperfetto ad emergere non sono le figure migliori, quelle dotate di competenze, talenti e genio (qualsiasi settore), ma quelle che possiedono caratteristiche tali da sopravvivere e riuscire a restare a galla in un tale ambiente. È quello che succede dopo un disastro causato dall’uomo e che inquina gravemente l’habitat naturale (incidenti nucleari, sversamento di sostanze inquinanti in mare, emissioni nocive in atmosfera). La natura si adatta a un sistema imperfetto, le strutture migliori in certe condizioni al contorno soccombono, perdendo l’equilibrio con l’ambiente standard e quelle più resistenti alle condizioni così altamente degradate, non certamente le migliori in condizioni normali e in senso assoluto, riadattano le loro abitudini e sopravvivono. Nascono strutture deformi, prive dei tratti di perfezione a cui gli elementi naturali tendono se l’ambiente che li circonda fosse tale.

Succede la stessa cosa in ecosistemi sociali imperfetti: i migliori fuggono (fuga dei cervelli) verso macro-organizzazioni migliori che premiano il merito, il risultato, l’impegno. Alcuni dei migliori, non disposti a fuggire per svariati motivi, si adattano alle condizioni imperfette, si accontentano di uno stile di vita, di un impiego che per quanto gli consenta di vivere, certamente non gli permette di mettere in pratica quello per il quale si sono formati (spreco di cervelli). Lo Stato in entrambe i casi perde l’investimento fatto per formare queste risorse, perde in competitività con gli stati che accolgono i primi, in ultimo perde in produttività.

Queste due situazioni allo stesso modo depauperano di risorse fondamentali per la crescita e lo sviluppo il paese d’origine: i primi vanno ad arricchire il paese ospitante e i secondi per una paga che gli consenta di vivere, lasciano sulla strada il loro bagaglio professionale e i potenziali risultati ottenibili.

Chi dovrebbe tutelare il sistema paese e permettere alle figure migliori di porsi nelle migliori condizioni per operare mettendo a frutto gli investimenti nel campo degli studi che una nazione ha elargito semi-gratuitamente nell’arco di diciotto lunghi anni (ciclo completo di studi senza il periodo del dottorato di ricerca, con questo arriviamo a oltre venti)?

La politica.

Ma se questa è lo specchio della società in cui opera, certamente sarà anch’essa imperfetta e quindi non darà adeguato spazio a questa problematica e cercherà di ignorarlo, sottovalutarlo e interpretarlo ambiguamente perchè frutto la stessa politica non di merito, competenza e preparazione.

Se non sei adattabile a una società imperfetta, non puoi viverci.

Osserviamo cosa è successo dopo la fine della prima repubblica in Italia e il periodo così chiamato di tangentopoli.

Una rifondazione che avrebbe potuto permettere di portare finalmente i più meritevoli a gestire il nostro paese, sarebbe stata auspicabile. E invece è arrivato il ventennio berlusconiano, che ha messo al potere politici senza le giuste competenze, energie e caratteristiche morali ma unicamente devoti al leader.

Alla fine di questo periodo, un’altra opportunità si è presentata per mettere ai vertici delle istituzioni i migliori e invece ancora una volta si sono alternati giovani politici privi di esperienza, competenza tecnica, cultura e conoscenze necessarie per sedersi con pari livello e dignità sugli scranni della politica nazionale ed europea. Pochi tecnici riconosciuti per le loro competenze hanno tamponato alle mancanze di una politica inadeguata per non sprofondare nel baratro.

Il sistema paese ha continuato a essere altamente imperfetto e in questa condizione i migliori hanno continuato a lasciare il paese: un’emorragia letale.

Ci troviamo a dover fare i conti da un lato con un crollo demografico devastante e dall’altro con la fuga dei migliori da un lato o assistere impotenti allo spreco di potenziale. Laureati che lavorano nei call center, ricercatori nei centri pubblici di ricerca precari per anni e anni, che alla fine abbandonano il campo di studio prescelto, tecnici con anni di esperienza che non vedono premiati i loro sforzi in aziende pubbliche e private, surclassati da raccomandazioni e nepotismo o semplicemente da competenze richieste che nulla hanno a che vedere con il merito. Tutti questi mollano la presa, frustrati e delusi.

Nulla è perduto.

Immaginate se improvvisamente una classe politica illuminata arrivasse al potere e avesse come priorità il rientro dei tantissimi giovani (e meno giovani) laureati, tecnici e ricercatori che per anni e anni si sono adoperati a lavorare nei laboratori, centri di ricerca, aziende all’estero, accrescendo la produttività, il PIL e lo sviluppo tecnologico dei paesi ospitanti.

Un capitale umano di altissimo livello rientrerebbe nel nostro paese e fornirebbe un valore aggiunto in ogni settore per la crescita e lo sviluppo generali.

Lo so può sembrare fantascienza anche perchè significherebbe che in un colpo solo una buona fetta della politica italiana dovrebbe farsi da parte per far spazio a un gruppo dirigente capace, competente e preparato, che i servizi delle nostre città (scuole, sanità, mezzi pubblici, uffici) fornirebbero la qualità e l’efficienza attese.

L’Italia “avrebbe” le carte per attrarre queste risorse “di ritorno”: riallacciare o azzerare le distanze dai propri cari, condizioni climatiche/ambientali migliori, paese dalla bellezza senza eguali dove poter vivere e far vivere le proprie famiglie, stile di vita più in linea con le abitudini dei “nostri” emigrati di ritorno.

Quale è il pacchetto minimo da offrire a queste risorse?

Un percorso di lavoro, di studi e di ricerca che non venga oscurato, demoralizzato, frustrato da inutili giochi di potere, da faide interne ai dipartimenti che mettono in ombra il vero lavoro, i risultati di questo, in una espressione, il “riconoscimento il più obiettivo possibile del merito”.

Possiamo riuscirci?

Tentare non sarebbe male.

 

 

Buona lettura,

 

 

Bibliografia:

(1): https://matematica.unibocconi.eu/articoli/una-generazione-perduta-la-fuga-dei-cervelli-dall%E2%80%99italia (articolo a cura della giornalista Claudia Di Giorgio)

 

Nota a margine del testo:

In questo lavoro i dati, i contenuti e le affermazioni citati sono stati raccolti da testi studiati oppure catturati da siti internet attendibili e verificati. Tutti i riferimenti sono citati in bibliografa e sitografia e puntualmente a piè di pagina dove citati. Mi scuso fin da subito per qualsiasi errore e imprecisione nei riferimenti, nei dati, citazioni, affermazioni e descrizioni, se gli errori abbiano in qualche modo urtato la sensibilità del lettore, anche semplicemente per onore di verità. Mi rendo da subito disponibile a effettuare tutte le correzioni necessarie, ponendo in evidenza le inesattezze riportate. Sappiate che la buona fede dello scrivente è garantita.

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