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PC e telefono, benefit aziendali

Sogno di andare ad un colloquio di lavoro e spiazzare tutti esordendo con un “Vi farò sapere”, andandomene (unFabbioAcaso, Twitter)

Mi capita di notare leggendo alcuni annunci di lavoro (non la totalità), in fondo alla descrizione del ruolo e alle competenze richieste, alla voce benefit aziendali, il PC e il cellulare aziendali.

Mi chiedo se su posizioni non impiegatizie, ma operative, che solo per motivi professionali tendo a non leggere, ad esempio per un ruolo di saldatore, se inseriscano tra i benefit aziendali, la saldatrice, oppure se per il ruolo di autista inseriscano come benefit l’autobus che l’addetto alla guida dovra’ condurre.

Mi chiedo come sia possible che gli esperti di recruitment confondano il benefit aziendale con lo strumento di lavoro che serve a svolgere la propria mansione!

Il Manager obiettera’:”Quegli apparecchi molto spesso sono concessi in uso promiscuo, anche per l’uso privato e quindi sono da considerare al 50% dei benefit”.

Il Manager ha sempre ragione…

Se per un attimo pensassimo che il candidato non dovesse strappare questi benefit nei colloqui preliminari che portano all’assunzione, l’azienda fornirebbe carta e calamaio e un piccione viaggiatore per svolgere il proprio lavoro oppure il malcapitato neo assunto dovrebbe pagare un nolo all’azienda per avere questi strumenti?

A volte penso che chi scriva annunci di lavoro non sia molto focalizzato sul contenuto del messaggio oppure viviamo in una realtà troppo arretrata e quindi alcuni strumenti ancora appartengano nell’immaginario collettivo a quello status symbol che rende l’oggetto stesso e il suo utilizzo iconici, quasi mitici.

Guarda quello lì, ha il cellulare aziendale…” pensa tra sè e sè l’impiegato in pausa caffè, osservando il collega con il telefono aziendale all’orecchio, facendolo elevare nella scala di valutazione personale di diverse posizioni nelle gerarchie di importanza in azienda.

Se poi addirittura a fine giornata, lo stesso fortunato con il cellulare aziendale mette nella borsa il PC portatile per portarlo a casa allora questa risorsa ha raggiunto posizioni di prestigio uniche e invidiabili agli occhi dei colleghi.

Il mondo del lavoro sta cambiando, forse è già cambiato.

Il luogo fisico dove espletare la propria mansione non è più fondamentale.

Naturalmente intendo includere nel discorso quei ruoli lavorativi che non necessitano per lo svolgimento della propria mansione di stare fisicamente vicino all’oggetto o al servizio tangibile che l’azienda per la quale si lavora, pensa, progetta, crea, manutiene, vende.

Un operativo deve rimanere vicino all’oggetto da creare o modificare non potendo agire in remoto sull’oggetto stesso. La tecnologia ci sta facendo vedere come addirittura questo vincolo fisico stia per cadere e robot sempre più precisi agiscano sull’oggetto mossi da remoto da un operatore comodamente seduto al PC a chilometri e chilometri di distanza: pensiamo ai droni militari, ma anche ad alcune operazioni di microchirurgia eseguite da medici posizionati in altri luoghi fisici grazie a robot che agiscono fisicamente in sala operatoria, in ultimo operazioni di precisione o che richiedono una certa forza su macchine eseguite da robot con operatori dislocati in una sala macchine a centinaia di metri di distanza dal luogo specifico dell’attività.

Ma se pensiamo semplicemente all’impiegato che deve inviare una mail, svolgere una riunione con colleghi dislocati in diverse parti del mondo, effettuare una telefonata a un fornitore, non è pensabile che queste operazioni debbano essere eseguite in un preciso luogo fisico, ma possono essere svolte in qualsiasi luogo dove ci sia una buona connessione internet stabile e un sufficiente livello di tranquillità per mantenere una certa concentrazione nell’esecuzione della mansione.

L’impiegato diventa quindi una figura mitologica, metà essere umano e metà apparecchiatura elettronica, che ha delle appendici elettroniche alle estremità degli arti superiori e come un pianista sapiente, suona i tasti del suo PC o del suo smartphone per comporre la melodia necessaria a eseguire il concerto del suo lavoro.

Sta per cadere l’ultimo mito degli anni dell’ormai passato XX secolo del posto fisso, non inteso come quello pubblico/statale, ma quello proprio fisico della sedia davanti a una scrivania in un posto ben preciso denominato ufficio. Questo concetto sta per andare in archivio, superato dalla più contemporanea figura del lavoratore “smart” o “agile” che non deve muovere un passo per inizire il suo lavoro perchè iper-connesso e può operare da qualsiasi luogo remoto e in qualsiasi ora dl giorno, sempre nel pieno rispetto del sacrosanto diritto alla disconnessione.

I recruiter davanti a questo scenario storceranno la bocca e forse ripenseranno al loro annuncio di lavoro rimuovendo dalla lista dei benefit aziendali, il Pc e il cellulare aziendale, essendo diventati oggetti standard in dotazione ai lavoratori a cui, affidati degli obiettivi precisi a inizio anno, non avranno più bisogno di entrare in un ufficio fisico, ma seduti comodamente sul divano di casa, faranno arricchire l’azienda, chiudendo compiti e lavori assegnati in anticipo, rispetto alla data stabilita da target personali ben precisi.

In fondo l’autonomia e il senso di responsabilità sono competenze pesanti che permettono a un azienda di delegare i propri uomini al raggiungimento di obiettivi comuni.

 

Buona lettura,

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