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Divario tra salari

Il mondo ha fatto progressi significativi nella riduzione della povertà: negli ultimi trent’anni più di un miliardo di persone è uscito da una condizione di povertà estrema. Tuttavia, nello stesso periodo la percentuale di reddito della metà più povera dell’umanità è rimasta pressoché invariata, nonostante la produzione economica mondiale sia più che triplicata dal 1990. Le disuguaglianze compromettono il progresso economico che a sua volta acuisce le disparità sociali create dalle ineguaglianze. Le disuguaglianze derivanti da reddito, posizione geografica, genere, età, etnia, disabilità, orientamento sessuale, classe sociale e religione, continuano a esistere all’interno e fra i diversi Paesi, condizionando parità di accesso, opportunità ed esiti. In alcune parti del mondo, queste disparità stanno diventando più evidenti. Nel frattempo, stanno emergendo divari in nuovi ambiti, quali accesso alle tecnologie mobili e web” (https://unric.org/it/un75-i-grandi-temi-disuguaglianza-come-colmare-il-divario/ ,13/02/2020)

Puntualizzo fin da subito che in tutto questo che sto per raccontare non vi è nulla di illegale, non vi è circonvenzione di incapace, non vi sono truffe perpetrate ai danni di persone o società. I professionisti di qualsiasi settore scelgono di lavorare laddove le condizioni economiche sono più vantaggiose per loro e per le loro famiglie e un imprenditore o un ricco miliardario possono scegliere di versare i loro soldi nelle quantità pattuite con regolari contratti per una qualsiasi prestazione richiesta a chi più preferiscono. Fatta questa premessa d’obbligo, voglio però farvi riflettere sul lato oscuro della luna, quello di cui nessuno parla o meglio cerca di tacerlo o nasconderlo, lasciando, per questo, trarre a voi delle facili considerazioni di carattere puramente etico/morale.

In questo periodo sto assistendo a due fenomeni totalmente opposti che mi fanno pensare a quanto la società umana abbia difficoltà a comprendere le giuste priorità di giustizia e di uguaglianza sociali. Non abbiamo imparato nulla dal passato anzi tendiamo a peggiorare nel nostro comportamento iniquo e ingiusto man mano che cresciamo in conoscenze, in progresso e competenze. Dovrebbe essere il contrario, in verità, perchè la storia dovrebbe insegnare all’uomo a non perpetuare nei medesimi errori del passato. In effetti e non possiamo nè tacerlo nè negarlo, miglioramenti nella condizione di vita di alcune fasce della società hanno avuto luogo nei decenni trascorsi dal secondo dopo guerra ad oggi, ma ancora tanto c’è da fare.

E vengo ai fatti.

Da una parte si sta assistendo a una migrazione di massa di un discreto numero di giocatori di calcio che fino alla passata stagione militavano nei prestigiosi campionati professionistici europei e che hanno trovato casa da un punto di vista sportivo nei ricchi paesi mediorientali, richiamati lì, certamente non da motivi professionali, in quanto il livello e il tasso tecnici delle leghe calicistiche arabe sono molto molto bassi, ma solamente da meri fattori economici. Nei campionati dove questi atleti militavano erano già abbondantemente riconosciuti da un punto di vista economico per le loro performance atletiche, ma nei paesi arabi dove si sono trasferiti i loro compensi sono schizzati alle stelle aggiungendo un ulteriore zero ai loro ingaggi già milionari. Non ultimo il commissario tecnico della nostra nazionale di calcio per un ingaggio di circa novanta milioni di euro in tre anni ha lasciato il posto vacante sulla panchina italiana all’improvviso e nell’imminenza dell’inizio del torneo per le qualificazioni ai prossimi europei di calcio, avendo siglato un contratto che lo lega fino al 2027 alla nazionale in Arabia Saudita, in qualità di allenatore. Tutto questo potrebbe sembrare un puro fatto di costume, di cronaca sportiva di scarsa importanza, se non vedessimo il risvolto della medaglia di tutta la situazione.

Di tutto questo che ho raccontato non ne faccio una colpa ai pofessioniti che hanno deciso di spostarsi a lavorare in Medio Oriente, anzi è un loro sacrosanto diritto andare a cercare le migliori opportunità economiche ovunque gli si offrano.

Ma vediamo cosa succede sull’altra sponda del mondo.

In alcuni paesi arretrati ampie fasce svantaggiate della popolazione vivono con pochi dollari al giorno. In queste condizioni naturalmente chi ne subisce le conseguenze peggiori sono i piu’ deboli, i bambini e gli anziani. Gli spot pubblicitari che si susseguono in televisione di organizzazioni umanitarie che chiedono soldi per salvare vite umane da malattie e denutrizione sono all’ordine del secondo. Le immagini di bambini privi del minimo quantitativo di cibo per poter solo sopravvivere, proiettate nelle case di milioni di persone in tutto il mondo, scuotono le coscienze su una situazione disastrosa a livello umanitario e portano cittadini di ogni estrazione e livello sociali a versare una quota, piccola o grande, a queste organizzazioni per tentare di aiutare gli ultimi della terra. Sbarchi di disperati sempre dal continente africano e non solo da questo, rischiano la vita nella traversata del Mediterraneo su carrette del mare con la speranza di poter vivere una vita più dignitosa, lontani da guerre, persecuzioni e fame, nella ricca Europa del Nord. Di situazioni disperate del genere ce ne sono dappertutto, nei paesi più poveri e sono causate dall’incapacità e dalla scarsa volontà dell’essere umano di porvi rimedio. Guerre civili, lotte intestine tra clan, carestie, cambiamento climatico, sfruttamento selvaggio dei territori e del lavoro minorile e soprattutto mancanza di coscienza della classe politica di alcune nazioni e aggiungerei delle organizzazioni mondiali, di rivolgere la propria attenzione alla fasce svantaggiate della popolazione sono le cause di questa situazione.

Ma non dobbiamo andare molto lontano per toccare con mano alcune condizioni di disagio sociale, evidenti anche qui nel nostro paese, forse non ai livelli delle zone più povere di Africa, del Centro/Sud America, del medio Oriente e in altre parti depresse del mondo.

Sono sotto gli occhi indifferenti di tutti le code alla Caritas in tante città italiane di senza lavoro e/o senza tetto per ricevere un pasto caldo al giorno, i senza fissa dimora che affollano le zone limitrofe alle grandi stazioni, quartieri periferici cittadini, che assomigliano sempre di piu’ alle favelas o alle bidonville dove degrado, abbandono, spaccio e prostituzione si confondono tra le maglie di una societa’ di ultimi che faticano ad arrivare a fine mese.

In questo scenario così drammaticamente e vergognosamente agli antipodi tra chi guadagna milioni e milioni di dollari/euro e chi fatica ad avere un pasto al giorno e/o un letto dove dormire, non sembra interessare ai politici di mettere in agenda la realizzazione di impianti di legge che diano un salario minimo a chi lavora per pochi spiccioli all’ora, a chi è schiavo del caporalato nelle campagne, a chi non ha diritto a ricevere il pagamento di un’ora di straordinario e ancora più giù nella scala sociale, come se già lo sprofondare nell’abisso della povertà non avesse raggiunto il fondo, ad accordare un reddito minimo di sussistenza per chi il lavoro vorrebbe averlo ma fatica a trovarlo.

Si discute, si ritarda, si rinvia, si torna a discutere nuovamente una decisione come se non fosse urgente e intanto famiglie senza una certezza di un reddito minimo pensano a come sfamare i propri figli.

Dall’alto dei propri pulpiti i politici parlano di falsi poveri, di giovani e non solo che con possibili incentivi atti a salvaguardare le fasce più basse, non hannno più voglia di rispondere alle chiamate di lavoro di imprenditori che offrono paghe vergognose, pretendendo di far spostare da Sud a Nord masse di lavoratori per la stagione estiva dovendo anche provvedere con lo stesso salario a trovare e pagare una camera in affitto nelle città del Nord o sui litorali adratico e tirrenico a cifre irragionevoli.

Si filosofeggia di mancanza di meritocrazia e di competenze e poi i plurilaureati fuggono all’estero perchè stanchi di paghe ridicole nei loro paesi. Questi vanno ad aggiungere competenza alle nazioni più accorte a riconoscere una paga giusta a chi può apportare valore aggiunto con le proprie capacità in modo da far accrescere con i super tecnici la produttività e il PIL nazionali.

Non so cosa ne pensate ma secondo me questo divario abnorme deve vedere una qualche riduzione drastica per evitare tensioni sociali che sfocino in violenza e risentimento ma anche solo in crollo delle motivazioni e disincentivo.

 

Buona lettura,

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