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Il mondo va a due velocità

“Laddove un uomo ha del potere è portato ad abusarne: egli va fino a che trova dei limiti. La stessa virtù ha bisogno di limiti. Perché non si possa abusare del potere bisogna che per disposizione delle cose il potere arresti il potere.” (A. Olivetti, 1901-1960)

 

Alcuni mesi fa mi e’ capitato di ascoltare in tv il servizio di una nota giornalista italiana che evidenziava come dagli anni ottanta dello scorso secolo ad oggi il salario dei super dirigenti nel mondo occidentale avesse subito un rialzo medio del 940%, quello dei dirigenti di fascia media del 339%, mentre quello della classe impiegatizia media e operaia nello stesso arco temporale fosse cresciuto solo del 11.9% (vedi testo in Bibliografia, (1)).

Andando poi a leggere studiosi del calibro di Piketty (vedi testo in Bibliografia, (2), questo divario viene confermato, suffragando la tesi con teorie e dati certi nei paesi a maggior sviluppo come USA, Francia e Germania.

Politiche di diverso genere a seconda degli stati hanno cercato di dare una regolamentazione al salario minimo per tentare di equilibrare il divario tra diverse fasce di lavoratori, ma questo poco ha a che fare con l’impressionante aumento dei salari di una ristretta elite di mega dirigenti, che non sembra avere giustificazioni plausibili nell’ambito delle competenze, dei risultati e del merito, se non arrogarsi un privilegio di casta finalizzato al mero arricchimento personale.

Citando sempre lo studioso ed economista francese, poc’anzi menzionato, “Il salario di un determinato salariato e’ pari alla sua produttivita’ marginale, vale a dire al suo contributo individuale al prodotto dell’impresa o dell’amministrazione nella quale lavora”.

Sulla base di questa definizione non riesco a comprendere come possa il CEO di una mega azienda giustificare il suo salario a 6/7 zeri, per il contributo personale che apporta individualmente alla trasformazione del prodotto/servizio in cui opera.

In alcuni paesi e’ stato messo un tetto al salario dei mega manager (sette/otto volte il salario minimo) e questo fa onore ai paesi che hanno stabilito questa regola di buon senso.

Non e’ infatti una questione di onesta’, nessuno mette in dubbio che gli emolumenti percepiti siano in linea con i contratti stabiliti tra il mega dirigente e l’azienda per la quale lavora, e’ piu’ che altro una questione morale per la quale, sono gli stessi capi azienda che all’interno dei consigli di amministrazione e nei board direttivi stabiliscono aumenti e salari per loro stessi.

Ci sono stati all’interno dei quali, per legge, nei consigli di amministrazione delle aziende private devono sedere rappresentanze dei lavoratori che sono portatori di interessi per la loro categoria altrimenti e’ molto semplice immaginare che in assenza di rappresentanza di tutte le categorie e livelli dei lavoratori, gli interessi portati avanti in fase decisionale siano solo quelli dei decisori.

Non esiste moralita’ che tenga davanti ai propri interessi personali.

Stabilito che il problema e’ solo di natura morale, non trovo giustificati certi emolumenti, in quanto il valore aggiunto o contributo di un mega dirigente sul prodotto dell’impresa non potra’ mai essere cosi’ determinante da giustificare certe paghe.

E’ vero anche che in un’azienda privata un imprenditore puo’ sentirsi libero di voler elargire i propri soldi a chiunque voglia destinarli e nessuno puo’ sindacare su questo.

In fondo i soldi sono i suoi.

Altrimenti non potremmo mai comprendere come sia possibile che vengano elargiti stipendi cosi’ alti ai super sportivi (calcio, automobilismo in genere e sport professionistici americani).

Gli Stati dovrebbero tassare i super redditi in maniera da redistribuire la ricchezza lungo tutta la scala sociale e invece assistiamo molto spesso a una detassazione dei mega redditi per invogliare questi Paperoni a venire a stabilirsi in certi paesi, a discapito dei lavoratori di fascia medio-bassa che si trovano a pagare le tasse in maniera sproporzionata.

Altro elemento imbarazzante e’ il fatto che i mega patrimoni ereditati non vengano tassati adeguatamente sempre al fine di una ricollocazione piu’ omogenea delle ricchezze: in fondo gli ereditieri non hanno fatto nulla per guadagnarsi quei soldi e quindi una parte di queste ingenti ricchezze dovrebbero essere ridistribuite nella societa’ e non lasciate nelle mani di giovani rampolli baciati dalla fortuna di essere nati sotto una buonissima stella.

Assistiamo sconcertati a un mondo che va a due velocita’ e in cui per le classi sociali meno abbienti non si trova lo spazio, il budget e i fondi per discutere di un salario minimo e di un reddito di cittadinanza che permetta a queste categorie di poter sopravvivere dignitosamente. Dall’altro lato non si pone freno agli aumenti spropositati dei salari dei mega manager che non vengono gudagnati per competenze e meriti ma soltanto perche’ si appartiene a una casta elitaria di intoccabili a cui sono riservati i diritti e che allo stesso tempo vengono esentati in maniera dai doveri di ogni cittadino di versare il contributo alla societa’ nella quale si vive in base alle proprie possibilita’.

La giustificazione che i politici di una certa parte, i ricchi e potenti danno a questa disparita’ sociale e’ che le classi disagiate che percepiscono gli incentivi o chiamiamoli anche aiuti non avrebbero piu’ la motivazione necessaria per trovare un lavoro. La stessa ragione per la quale, allora, agli ereditieri non dovrebbero essere lasciate tutte le ingenti fortune consegnate loro da un destino particolarmente fortunato, altrimenti non avrebbero motivazione a costruire la loro fortuna da soli!

La soluzione e’ ridistribuire le ricchezze in maniera equa riducendo il piu’ possibile il gap esistente tra primi e ultimi, fermo restando che il merito e la libera iniziativa devono essere sempre premiati perche’ sono da stimolo per la crescita e il miglioramento personali e della societa’.

Buona lettura,

 

 

Bibliografia

 

Nota a margine del testo:

In questo lavoro i dati, i contenuti e le affermazioni citati sono stati raccolti da testi studiati oppure catturati da siti internet attendibili e verificati. Tutti i riferimenti sono citati in bibliografa e sitografia e puntualmente a piè di pagina dove citati. Mi scuso fin da subito per qualsiasi errore e imprecisione nei riferimenti, nei dati, citazioni, affermazioni e descrizioni, se gli errori abbiano in qualche modo urtato la sensibilità del lettore, anche semplicemente per onore di verità. Mi rendo da subito disponibile a effettuare tutte le correzioni necessarie, ponendo in evidenza le inesattezze riportate. Sappiate che la buona fede dello scrivente è garantita.

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