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Lo spreco dei cervelli. Continua.

Migliorare il sistema di reclutamento italiano anche con un grande investimento sulle infrastrutture per la ricerca, sarebbe il primo passo per arginare la fuga dei cervelli” ( M. Inguscio, presidente del CNR 2016-2021, 1950 – )

 

Sollecitato dalla discussione scaturita alla pubblicazione del mio ultimo articolo, ho deciso di proseguire con altre riflessioni sul medesimo argomento. Da qui il titolo di questo nuovo.

Alcuni lettori si sono meravigliati del fatto che ci potesse essere un fenomeno ancora peggiore della tanto vituperata fuga dei cervelli. In fondo se un cervello va all’estero, messo nelle migliori condizioni possibili (budget, risorse, gratificazioni) riesce a esprimere il proprio genio in alcuni casi, più spesso le sue potenzialità e talenti e comunque a raggiungere gli obiettivi di studio e ricerca prefissati. È vero non arricchisce il paese di origine con i risultati del suo lavoro portando di contro ricchezza e prestigio al paese ospitante. Quello che più conta però è l’apporto benefico con le sue scoperte a tutta l’umanità. In fondo la collettività intesa come l’umanità intera ha beneficiato delle grandi scoperte del passato indipendentemente dalla nazionalità e dal luogo dove lo scienziato o il team di studiosi sono nati o hanno lavorato.

La cosa fondamentale è dare la possibilità agli scienziati di approfondire le loro ricerche e raggiungere i risultati attesi. Pensiamo solo alla salvezza di tanti cervelli durante l’epoca buia del nazismo quando molti di loro fuggirono negli Stati Uniti d’America per salvarsi da morte certa nei lager nazisti e non secondario proseguire i loro lavori in nome della scienza e del progresso che le scoperte avrebbero apportato. Un nome su tutti, Albert Einstein.

Ma veniamo al giorno d’oggi. La politica poco lungimirante di alcuni stati non ha la capacità di leggere l’importanza cruciale di potenziare la ricerca per il bene del paese e di tutto il mondo e non mette nelle migliori condizioni i ricercatori di approfondire studi scientifici e a causa di questo, alcuni cervelli, in condizioni al contorno così sfavorevoli, fuggono.

Mi voglio però concentrare sull’altro fenomeno che ritengo ancor più grave: lo spreco dei cervelli ovvero, il buttare alle ortiche anni di preparazione e formazione, impoverendo l’intera comunità. Alcuni studiosi, ricercatori, laureati fanno purtroppo questa fine. La tristezza di questa situazione così attuale si può osservare semplicemente parlando con alcune persone in strada o sui mezzi pubblici, leggendo i giornali o ascoltando i notiziari in televisione.

Uno stato ha speso soldi per formare delle persone nei campi più disparati e una volta che queste risorse hanno ottenuto i diplomi di laurea, i dottorati di ricerca e le abilitazioni professionali, il mondo del lavoro non è in grado di assorbirle nel campo specifico dei loro studi. Queste figure, tentano all’inizio del loro percorso lavorativo di trovare lo sbocco naturale dei loro studi ma non ci riescono per quanti sforzi facciano, disposti come sono anche a sacrifici importanti. Trovano solo porte chiuse oppure contratti precari o salari ridicoli. Sconfortati da una ricerca del lavoro infruttouosa a un certo punto della loro esistenza si accontentano di un qualsiasi tipo di lavoro non in linea con gli studi intrapresi ma che gli consenta una certa stabilità. Le necessità sono sempre le stesse: avere un tetto sopra la testa e un pezzo di pane da mangiare a pranzo e a cena, tutto questo in maniera permanente. Quante volte abbiamo sentito e sentiamo di laureati, impiegati nei call center oppure nella attività del food delivery, alle casse dei supermercati, nel back office di aziende o studi come creatori di documenti word o presentazioni in power point. Cervelli sprecati e anni di studio buttati.

Altra situazione ma stesso risultato: risorse altamente competenti in discipline tecniche ottengono dei lavori all’interno di realtà lavorative che potenzialmente potrebbero fornire loro lavori coerenti e un livello adeguato con i titoli conseguiti. Una volta al lavoro però queste figure vengono sotto manzionate e non vengono messe in condizione di mettere in pratica quanto studiato. Se al contrario le risorse selezionate venissero messe in grado di applicare le loro conoscenze, da una parte ci sarebbero lavoratori soddisfatti e allo stesso tempo l’azienda avrebbe la possibilità di beneficiarne per sviluppare prodotti e servizi migliori e quindi crescere in redditività. Invece molte di queste vengono relegate a svolgere mansioni semplici, prive di qualsiasi complessità e man mano che passa il tempo la risorsa si demotiva e molla. Nasce frustrazione, demotivazione, sconforto, disamore per quello che si sta facendo e un sentimento di inadeguatezza. Si è portati a credere che la colpa sia la propria e che non si sia stati particolarmente performanti. In realtà non c’entra nulla il raggiungimento degli obiettivi e il merito. Semplicemente in moltissime realtà non si è in grado di stabilire quali siano le necessità reali dell’azienda, quali siano le competenze necessarie delle risorse da selezionare e in ultimo ma non per ultimo stabilire obiettivi certi e misurabili, nè troppo facili nè all’opposto troppo difficili da raggiungere ma comunque all’altezza delle competenze specifiche.

Altro elemento critica è la assenza di formazione continua che mantenga alte le conoscenze delle risorse, sempre aggiornate alle nuove tecnologie e scoperte. Sappiamo quanto costi la formazione e le singole persone da sole non riescono a mantenere ad alto livello e con le proprie finanze l’aggiornamento costante. Cosa costerebbe alle aziende stabilire delle convenzioni con le scuole di formazione per effettuare corsi di aggiornamento continui? Alcuni paesi purtroppo non vedono la formazione così come la ricerca come strumento fondamentale del successo generale, ma semplicemente come un costo da dover tagliare.

E in ultimo voglio proporvi queste considerazioni.

L’Italia può permettersi di sprecare cervelli?

Siamo così messi in buona posizione da consentirci di parcheggiare risorse pregiate in un angolo e lasciargli trascorrere la vita lavorativa a osservare lo scorrere lento o veloce ma incessante del fiume senza fornirgli strumenti per attraversarlo?

Secondo me no, anzi al contrario avremmo bisogno del contributo di tutti per risollevare le sorti del nostro paese e uscire dalle secche di una crisi che fa più male ai ceti meno abbienti, questo è indubbio, ma che a lungo andare impoverisce anche i più forti e potenti perchè desertifica i territori  (crollo demografico e fuga all’estero) e/o lascia persone prive delle giuste motivazioni e che sollecitate nel momento di dover produrre uno sforzo collettivo non si fanno trovare pronte e attendono di ricevere contributi e aiuti. Tanto nel momento in cui si sono prodotti in uno sforzo, il risultato conseguito è stato scarso o nullo.

E allora dobbiamo lavorare in due direzioni per nvertire la tendenza: da una parte attrarre, far tornare le risorse fuggite e perchè no far arrivare ricercatori stranieri, ridare nuova linfa, nuovo smalto a un settore, quello della ricerca, che ha piccole oasi felici, ma non di più. Ma soprattutto fornire ai giovani e non solo a questi, nuove opportunità, adeguate ai propri percorsi di studio, soprattutto alle risorse che sono rimaste in Italia e che per un certo periodo, breve o lungo che sia, sono state parcheggiate, in assenza di possibilità all’altezza. In fondo la corsa cui dobbiamo partecipare coinvolge tutti ma proprio tutti e va nella direzione del benessere collettivo.

Perchè se corriamo tutti insieme si fa meno fatica e a lungo andare tutti quanti potremo beneficiare dei risultati ottenuti.

Buona lettura.

 

Nota a margine del testo:

In questo lavoro i dati, i contenuti e le affermazioni citati sono stati raccolti da testi studiati oppure catturati da siti internet attendibili e verificati. Tutti i riferimenti sono citati in bibliografa e sitografia e puntualmente a piè di pagina dove citati. Mi scuso fin da subito per qualsiasi errore e imprecisione nei riferimenti, nei dati, citazioni, affermazioni e descrizioni, se gli errori abbiano in qualche modo urtato la sensibilità del lettore, anche semplicemente per onore di verità. Mi rendo da subito disponibile a effettuare tutte le correzioni necessarie, ponendo in evidenza le inesattezze riportate. Sappiate che la buona fede dello scrivente è garantita.

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