Blog

Meritocrazia VS Cleptocrazia

La differenza tra un profittatore e un saggio statista, tra un pubblico benefattore e un signorotto oppressore è una semplice questione di gradazione, di quanta parte dei singoli tributi è trattenuta dalle élite e del gradimento da parte del pubblico delle forme di ridistribuzione” (J. Diamond , “Armi, acciaio e malattie”, 2006, Super ET, (pp. 218-220))

 

Leggendo il saggio di J. Diamond di cui riporto il riferimento in Bibliografia (1), mi sono imbattuto nel termine Cleptocrazia, ovvero “governo di ladri”, ma il termine può essere facilmente esteso non solo alla classe politica che guida un paese quanto alle elitè/lobby della società in cui viviamo che detengono il potere economico e “si appropriano di una parte cospicua della ricchezza di un Paese adducendo giustificazioni di vario tipo. Si tratta di società fortemente gerarchizzate, in cui esiste una casta che detiene saldamente il potere” (2).

L’autore del testo citato riporta, per ben inquadrare il concetto, l’esempio dell’ex presidente congolese Mobutu (1930-1997), considerato un profittatore perchè teneva per sé gran parte delle tasse pagate dai cittadini, ridistribuendone alla popolazione se non una piccolissima quota, con i danni per la popolazione priva di servizi e infrastrutture minimi e necessari per la crescita e lo sviluppo. Come esempio virtuoso l’autore cita invece George Washington (1732-1799), “perché spese il denaro delle tasse in programmi pubblici molto apprezzati e non si arricchì personalmente” (Vedi (1)). A valle di questa considerazione lodevole sul presidente degli Stati Uniti però ne condivide un’altra subito dopo e che è la seguente: “Ma (George) Washington era membro della classe agiata e la ricchezza negli Stati Uniti è distribuita in modo meno equo che in Nuova Guinea” (Vedi (1)).

Lo studioso spiega che un’elité per avere il consenso può ricorrere a diverse soluzioni di cui qui di seguito riporto quella più interessante ai fini del mio ragionamento e per me anche la più subdola in assoluto: “Rendere le masse felici ridistribuendo i tributi in modo a queste graditi” (Vedi (1)).

I potenti detengono il potere e devono fare in modo di far sembrare che la ridistribuzione della ricchezza verso le classi più basse sia fatta in maniera equa per tutte quelle attività di cui sono ai vertici. Per prosperare non devono far esplodere il malcontento nelle classi più basse.

E a questo punto entra in campo un altro concetto fondamentale che è la Meritocrazia.

È una forma di governo dove le cariche pubbliche, amministrative, e qualsiasi ruolo o professione che richieda responsabilità nei confronti di altri, è affidata secondo criteri di merito, e non di appartenenza a lobby, o altri tipi di conoscenze familiari (nepotismo e in senso allargato clientelismo) o di casta economica (oligarchia)” (3).

Se il popolo si rende conto che qualcuno merita un riconoscimento di qualsiasi tipo esso sia, allora sarà più disposto ad accettare che qualcuno lo ottenga al posto suo.

E quindi fin da bambini i  nostri genitori ci hanno esortato a impegnarci negli studi, nello sport e nel lavoro perchè così facendo, si sarebbero potuti ottenere dei risultati grazie alla nostra dedizione, in una parola al merito.

Ma torno un attimo indietro e vi sollecito un altro tipo di riflessione: le leve per decidere chi merita e chi no le hanno sempre in mano le elité e quindi queste possono stabilire i criteri di merito per far ottenere a qualcuno un riconoscimento piuttosto che a un altro.

Questo elemento potrebbbe essere causa di demotivazione e quindi di manzanza di impegno da parte degli strati medio bassi della società perchè se si riconosce che il giudizio per merito è drogato da criteri parziali e non oggettivi, allora tanto vale non prodursi nello sforzo e nel tentativo di raggiungere l’obiettivo massimo.

In poche parole siamo sicuri che nella valutazione delle scelte per selezionare i migliori, i cirteri siano sempre oggettivi, imparziali e onesti?

È un pò la stessa domanda che ci si pone oggi nel gestire la diffusione dell’intelligenza artificiale e i suoi criteri decisionali e di autoapprendimento: siamo sicuri che gli algoritmi alla base di questo strumento potentissimo siano stato studiati, pensati e implementati per garantire a tutti le medesime opportunità?

Un algoritmo che deve valutare l’assegnazione a una persona di un mutuo bancario, ha in pancia criteri selettivi che favoriscono l’interesse del cliente o della banca?

E così per la scelta di un docente universitario, i criteri di merito siamo certi favoriscano veramente il più competente oppure siano ritagliati ad hoc per un candidato meno capace ma con spinte di natura diversa dalle competenze specifiche del ruolo?

Assistiamo sempre di più a quel fenomeno denominato “fuga dei cervelli”, laddove risorse altamente qualificate, deluse e frustrate da anni di gavetta in campo accademico, nei settori della ricerca, ma anche nei percorsi professionali più disparati, fuggano in strutture di ricerche all’estero, nelle università o in organizzazioni e aziende straniere, trovando lì il giusto riconoscimento ai loro sforzi.

Questo provoca per il sistema Paese, un impoverimento, perdita di professionalità e di competenze, di produttività e in estrema analisi di PIL e quindi di ricchezza paese.

La domanda che mi pongo è dunque “Chi controlla il controllante”, cioè chi deve fare in modo che i criteri di valutazione siano tali da permettere il riconoscimento al migliore del risultato massimo e una volta ottenuto questo, che il ritorno di fama e prestigio siano adeguati. Diversamente da questo la Meritocrazia è solo uno strumento in mano ai Cleptocrati, di chi già detiene il potere e si arroga il diritto di selezionare le risorse da elevare ai più alti livelli della società per le loro uniche finalità personali.

 

Buona lettura.

 

 

Bibliografia:

 

Nota a margine del testo:

In questo lavoro i dati, i contenuti e le affermazioni citati sono stati raccolti da testi studiati oppure catturati da siti internet attendibili e verificati. Tutti i riferimenti sono citati in bibliografa e sitografia e puntualmente a piè di pagina dove citati. Mi scuso fin da subito per qualsiasi errore e imprecisione nei riferimenti, nei dati, citazioni, affermazioni e descrizioni, se gli errori abbiano in qualche modo urtato la sensibilità del lettore, anche semplicemente per onore di verità. Mi rendo da subito disponibile a effettuare tutte le correzioni necessarie, ponendo in evidenza le inesattezze riportate. Sappiate che la buona fede dello scrivente è garantita.

No Comments

Leave a Comment

1 × quattro =